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Comunicato stampa Opzione Zero 24 luglio 2019

compostSpandimenti di "compost" a Giare: odori nauseabondi, parte l’esposto del comitato.
Odori nauseabondi in questi giorni a Giare: numerose le testimonianze raccolte.
Si tratta di compost sospetto, la denuncia di Opzione Zero.
Le analisi su campioni analoghi confermano presenza di idrocarburi e di plastica in eccesso.
Intanto in zona Lughetto trovati rifiuti di ogni genere in mezzo al terreno coltivato.
Autorità e enti devono controllare sul traffico dei rifiuti, i rischi per la salute e per l’ambiente sono altissimi.

Da qualche giorno a Giare di Mira la popolazione è costretta a subire un odore acre e insopportabile che nei momenti più intensi provoca bruciore agli occhi e pizzicore a livello di trachea.

“Si tratta del solito compost sospetto, del tutto simile a quello distribuito negli ultimi due anni nelle vicinanze di Giare. Questa volta la zona interessata è l’area agricola circostante all’azienda ortofrutticola Busana e nei pressi della azienda Sant’Ilario. Abbiamo raccolto diverse testimonianze in questi giorni e abbiamo verificato di persona: la situazione nella giornata di ieri era davvero critica. Questa mattina abbiamo fatto partire un esposto verso ULSS, Arpav, Carabinieri NOE e Forestali, Comune di Mira e Città Metropolitana per inquinamento da emissioni odorigene e potenziale inquinamento di suolo e acque”.

Il comitato precisa che non è ancora stata accertata la responsabilità su chi è responsabile degli spandimenti, né su chi è l’effettivo proprietario dei campi interessati; ma è chiaro che, vista la localizzazione, il pensiero corre all’azienda Sant’Ilario e ai suoi proprietari Bioman, Agrilux e Villette spa del gruppo FINAM della famiglia Mandato.

Bioman è il socio privato di SESA, la società di Este che produce il famigerato compost puzzolente già oggetto di numerose segnalazioni da parte dei comitati della bassa padovana e anche dell’inchiesta di Fanpage.

“Non sappiamo se il compost sparso in questi giorni sia quello in uscita dall’impianto di SESA, né se la sua composizione sia regolare – affermano gli esponenti di Opzione Zero – certo sappiamo che l’odore rimanda a qualcosa di tossico e che le analisi fatte su materiale analogo hanno confermato i nostri dubbi”.

Nelle scorse settimane Opzione Zero ha fatto analizzare da un laboratorio certificato diversi campioni di ammendante raccolto da alcuni testimoni nei campi dell’azienda Sant’Ilario in zona Macchinon nell’autunno 2017. “I risultati parlano chiaro – dicono dal comitato - rispetto a quanto previsto dalla normativa di riferimento (il Dlgs 75/2010) la quantità di frammenti contenenti plastica di dimensione 2-20mm è del 16% sulla sostanza secca a fronte di un limite dello 0,5% massimo consentito. Ma ancora più preoccupante è il dato sugli idrocarburi a catena lunga presenti con 163 mg per kg di sostanza secca, quando questo parametro non sarebbe nemmeno previsto. Con un solo parametro fuori posto il materiale è da considerarsi rifiuto e non compost. Il comitato non può ovviamente sostituirsi alle autorità preposte ma queste hanno il dovere di fare tutti i controlli del caso perché lo sversamento di rifiuti nei campi o in qualsiasi altro luogo è vietato e costituisce reato penale. Questa è una buona occasione per cominciare”.

Non è finita qui perché nel corso di un sopralluogo effettuato a inizio luglio da attivisti di Opzione Zero in altri campi interessati da recenti spandimenti (precisamente nei pressi del canale Nuovissimo tra Mira e Lughetto) sono stati trovati rifiuti di ogni genere in mezzo al terreno e alle colture: bottiglie di plastica, lana di vetro, scarpe, vetro, pezzi di metallo, tubi di gomma e molto altro (cliccare qui per vedere le foto).

La preoccupazione per quanto sta avvenendo negli ultimi tempi è molto alta: “Temiamo che i nostri campi stiano diventando il luogo preferito per smaltire illecitamente rifiuti di ogni tipo. E’ necessario che tutte le autorità competenti diano un giro di vite sui controlli riguardanti gli spandimenti e sul trasporto di rifiuti da e verso gli impianti di trattamento. La nostra zona sta ancora pagando le conseguenze delle discariche industriali e dei reflui di Porto Marghera. Il numero di persone che si ammalano di tumore è sempre più alto, se non siamo a livello della Terra dei Fuochi poco ci manca. Intendiamo andare fino in fondo a questa storia perché non è tollerabile che qualcuno si arricchisca minando la salute dei cittadini e l’ambiente.”

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Comitato "Opzione Zero" Riviera del Brenta

aderisce alla Rete nazionale Stop Orte-Mestre

www.opzionezero.orgQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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