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GIU’ LE MANI DA STALIN!

Historica 1/2019, pag. 35.

Qualche obiezione preliminare a due sue estrapolazioni.

Dal punto di vista formale manca la fonte. Qualora esistesse, dovrebbe esserne evidenziato il contesto che conferisca senso pieno e sicuro alle sottocitate affermazioni.

Dal punto di vista sostanziale non regge quanto viene attribuito a Stalin. Contraddice non solo e non tanto le sue idee ed intenzioni, quanto scelte di pace coerentemente perseguite dalla rivoluzione bolscevica in poi.

“Il governo sovietico deve fare tutto il possibile per entrare nel campo degli Stati Uniti, per la realizzazione della più grande coalizione” (ultima parte)

 

“Una nuova guerra mondiale è assolutamente necessaria e ciò come ovvia preparazione per una rivoluzione mondiale” (prima parte).

Entrare nel campo degli Stati Uniti sarebbe equivalso a consegnarsi armi e bagagli al nemico, rinnegando principi anticapitalisti. Avrebbe coinvolto l’Unione Sovietica in una guerra rovinosa innanzi tutto per se stessa contro la Germania. Dunque l’URSS non poteva avere alcun interesse a preferire il campo anglo-americano.

Infatti Stalin ha sempre cercato collaborazione tra Unione Sovietica e Germania, avendo per prospettiva strategica la loro organica fusione.

Balza agli occhi come i due stati possedessero una predisposizione naturale ad integrarsi. Le materie prime russe erano indispensabili all’apparato industriale tedesco. Ciò vale soprattutto da quando lo stato-pirata inglese bloccava i mercantili tedeschi nell’Oceano Atlantico e quelli italiani nel Mediterraneo negli anni precedenti la guerra. A sua volta all’Unione Sovietica faceva comodo la tecnologia industriale tedesca per assicurare adeguate infrastrutture e servizi pubblici, per rendere l’esistenza un po’ più agevole in territori immensi e per di più climaticamente ostili. Si sarebbe così pacificamente costruito il socialismo euro-asiatico, bicontinentale.

 

Fin da quando scrisse il Mein Kampf – La Mia Battaglia ovvero l’autobiografia politica, Hitler si esprimeva come un disco incantato. Promise una crociata contro l’Unione Sovietica, a suo dire soggiogata da governanti giudeo-massonici.

Per la verità ispirandosi a Marx, i bolscevichi aderirono ad un punto programmatico massonico: sostituire un banalissimo materialismo ateo alla religione ortodossa. Alienarsi la gran massa di fedeli russi non fu certamente saggia idea: si sarebbe rivelata controproducente ad inizio seconda guerra mondiale. Arrivato quel momento, Stalin dovette far marcia indietro ed appellarsi alla religione come alla patria per la difesa nazionale. Evidentemente non bastavano pur nobilissimi richiami all’internazionalismo socialista.

Alla piena disponibilità sovietica Hitler rispose con l’aggressione. In tal modo rendeva un servizio assoluto a quelli che avrebbero sovuto essergli irriducibili nemici atlantici. Potevano tirare un sospiro di sollievo, vedendo scongiurata la possibile cooperazione militare tedesca-russa. .

Per proteggere il popolo sovietico, Stalin doveva promuovere una difesa attiva ossia preventiva. Nel 1938 aveva proposto a Francia ed Inghilterra una congiunta azione a tenaglia contro la Germania, per farla capitolare pressochè senza colpo ferire. Lungi dall’aver di mira il popolo tedesco, Stalin mirava a difenderlo da un pazzo scatenato. Una volta che questo fosse stato estromesso, sarebbero subentrati governanti ragionevoli cioè amichevoli con la partnership sovietica.

Fallita la manovra sovietica, se ne videro bene le conseguenze. Lasciato indisturbato, con l’invasione sovietica Hitler avrebbe provocato morti a milioni anche tra i propri connazionali.

Gli imperialisti atlantici sono certamente malvagi, ma altrettanto certamente non fessi: hanno un’intelligenza diabolica. Rifiutarono il piano proposto da Stalin perchè non volevano un continente pacificato ed unito dalla collaborazione tra Germania ed Unione Sovietica. Volevano la loro guerra, da cui sarebbe derivata la rovina europea ed in effetti fu così.

Rispetto ai suoi nemici strategici cioè irriducibili e di lungo periodo Stalin non si dimostrò da meno. La sua proverbiale quanto ancestrale astuzia proveniva da origini caucasiche, nello specifico georgiane. Colà fin da bambini si era e si è particolarmente motivati a coltivare l’arte della sopravvivenza in ambienti geografici ostili, tali da contaminare lo stesso temperamento umano. Grazie a tali doti Stalin si dimostrò il più adatto a salvare il socialismo sovietico.

Fu una titanica impresa, che richiedeva sviluppo civile e correlato rafforzamento militare. Solo la tenace opposizione alla collettivizzazione agraria, alimentata ad arte da occidente, obbligò Stalin al pugno di ferro. Senza di esso si sarebbe precipitati nell’anarchia interna, condizione ideale ed anzi provocata ad arte dagli imperialisti occidentali, per infiltrarsi e conquistare l’intero pianeta.

Mussolini fu il primo a riconoscere l’Unione Sovietica nel trattato di Rapallo – 1924 e volle sempre mantenere buoni rapporti col nuovo stato. Poi era costretto dalla sua debole posizione politica, dal conflitto coi veri poteri forti interni legati a quelli internazionali, a destreggiarsi.

Mentre doveva pubblicamente recitare la parte antisovietica, permise nel partito e nella stampa fascista una corrente di sinistra che guardava proprio all’Unione Sovietica. Nella seconda guerra mondiale dovette subire il dictat hitleriano e mandare nostri soldati in Russia; ma sotterraneamente, diplomaticamente lavorava per sganciare l’Italia da quella scellerata guerra di aggressione.

 

Nel 1939 il patto di non aggressione germanico-sovietico avrebbe dovuto concludersi in alleanza nelle intenzioni di Stalin. In tal senso lanciò un inequivocabile segnale, mandando qualche aiuto alla Germania cui l’Inghilterra aveva anche ufficialmente dichiarato la seconda guerra mondiale.

Invece di unire le forze nella solidarietà tra stati socialisti, facendole confliggere Hitler compì una mossa tutt’altro che geniale. Del resto era affetto da grave patologia psichiatrica: si sentiva aggredito, mentre si muoveva da aggressore.

Da siffatto disturbo non poteva discendere scelta razionale. Il nazionalsocialista Hitler muoveva contro l’altro stato socialista allora esistente, in modo da condurre alla comune rovina e riaffermare il capital-imperialismo atlantico su scala planetaria.

Fortunatamente non fu questo l’esito finale. Anzi Stalin si mostrò superiore ai suoi nemici atlantici, momentaneamente alleati per necessità e non certamente per sua scelta. Nella sorpresa generale a crescente velocità avanzava verso l’Europa occidentale e sarebbe arrivato fino all’Oceanno Atlantico. In tal modo avrebbe sigillato l’intero continente, scongiurando l’invasione anglo-americana coi suoi terribili costi: i bombardamenti aerei su milioni e milioni di civili innocenti.

Nel caso peggiore l’intera Europa sarebbe finita nel purgatorio sovietico. Di sicuro avrebbe evitato quell’inferno americano di cui ci stiamo accorgendo da poco tempo soltanto.

Per non essere definitivamente estromessi dal continente europeo, gli anglo-americani si affrettarono ad invaderlo e condannarlo alla loro ferocia, altro che liberazione! Ad ogni modo Stalin se la cavò ugualmente bene, liberando mezza Europa dai supercriminali atlantici.

 

Altra estrapolazione dalla sopracitata rivista:

“…..invasione d’Europa….progetto reso evidente dallo schieramento totalmente offensivo delle forze russe, motivo primo per l’iniziale successo ottenuto dai Tedeschi, pur con forze molto minori”.

Qua di evidente rimane l’insulto all’intelligenza. Se lo schieramento sovietico fosse stato totalmente offensivo, come avrebbero potuto forze tedesche molto minori esordire con successo?

In realtà a bella posta lo stratega Stalin aveva ordinato l’iniziale ripiegamento, avendo ben chiare due possibili conseguenze.

Sperava che Hitler si fosse accontentato di qualche conquista territoriale e poi si fosse fermato, facendo seguire armistizio e pace. Scongiurare la guerra sarebbe stata considerata una grande vittoria da Stalin.

Qui mi sento obbligato ad un breve inciso. Egli dimostrò di avere a cuore la sorte del suo popolo, che lo ricambiò con l’affettuoso titolo “Piccolo Padre”. Malgrado ciò estrema destra ed estrema sinistra lo trattano da gratuito sanguinario. In fondo osteggiano il socialismo incarnato nella storia, preferendogli quello proveniente da fumose e disturbate fantasticherie.

Naturalmente Stalin aveva fatto bene i suoi conti. Era disposto a concedere qualche territorio che poi si sarebbe ripreso. Difatti mentre sconfinava verso l’Unione Sovietica (estate 1941), la Germania era già bloccata sul fronte occidentale, preambolo alla sua lunga e defatigante usura bellica. In una situazione così critica la Germania sarebbe stata motivata a più miti consigli con l’Unione Sovietica. Altrimenti essa si sarebbe ripresa con la forza territori arbitrariamente sottrattile.

Se invece Hitler non si fosse mostrato ragionevole ed in effetti non si dimostrò tale, sarebbe andato incontro al suicidio assicurato. Stalin avrebbe replicato la tattica zarista contro Napoleone Bonaparte, evidentemente non assimilata da Hitler. All’invasore nazista sarebbe stata concessa l’avanzata sufficiente ad esaurirlo: sulle lunghe distanze la catena dei rifornimenti si sarebbe fatta problematica ed alla lunga impossibile. Il contrattacco sovietico sarebbe divenuto inarrestabile e così fu.

 

Osservazioni finali nella sopracitata Historica. Soprattutto negli ultimi anni il potere staliniano avrebbe proceduto all’economia di guerra, allestendo la più potente macchina militare del mondo per conquistare l’Europa.

Quando si smetterà di processare Stalin per intenzioni che non ha mai avuto? Aveva troppo sviluppato il fiuto sui rapporti di forza internazionali, per cadere come un pivello su un paranoico delirio di onnipotenza.

Difatti tentò di dissuadere il partito comunista greco dall’ingaggiar guerra di liberazione dagli invasori anglo-americani. In sè sarebbe stata giusta, doverosa, sacrosanta: peccato che fosse condannata in partenza alla sconfitta. I comunisti greci ne pagarono il prezzo, intestardendosi a far di testa propria.

Togliatti aveva più sale in zucca, ascoltando l’avvertimento di Stalin e risparmiando al popolo italiano un’altra dolorosa, seppur breve guerra civile.

L’Unione Sovietica era uscita sfibrata dal gigantesco sforzo bellico sostenuto. Non ce la faceva ad ingaggiare ulteriori prove di forza militare contro imperialisti anglo-americani nel pieno delle forze. Se le avesse tentate, avrebbe finito per perdere la sua zona d’influenza est-europea e magari se stessa alla fine.

Dunque si sarebbe rivelata una trappola aiutare militarmente i confratelli comunisti ad occidente. Per averla evitata e dunque per un merito oggettivo, Stalin viene rinnegato da somari estremisti a sinistra.

Egli riprese la mobilitazione dopo aver pareggiato l’equilibrio militare col nemico, dotandosi in tempi fulminei dell’atomica. Ad inizio anni 1950 già contrastava vittoriosamente l’aggressione americana alla Corea.

Traendo un bilancio finale, la politica pacifista, cooperativa e dunque reciprocamente vantaggiosa tra stati nasceva in Stalin dal solidarismo socialista. Il suo approccio costruttivo davanti al mondo intero condusse a risultati insperati: allargò il patrocinio sovietico ad una fetta significativa del pianeta. Dalla sua parte stanno i fatti, mentre le chiacchiere sono riservate ai suoi critici falliti o peggio collusi col nemico.

Invece i banchieri atlantici tallonavano Hitler verso la guerra, in quanto spinti dal principio competitivo. In esso la pace è pura parvenza, giusto il tempo necessario a prendere respiro per buttarsi in un’altra guerra; pace e guerra diventano i due lati della stessa medaglia. Simili insane idee possono provenire soltanto da teste marce, curabili in un solo modo: con la ghigliottina.

Poi alla concezione dialettica non sfugge certamente com’è fatta l’esistenza, un continuo movimento oscillatorio tra opposti alla perenne ricerca di un equilibrio sempre instabile.

Il principio competitivo è insopprimibile, connaturata espressione di vita; è un sintomo. A volerlo sopprimere col trattamento allopatico, opporrà resistenza e si farà sentire ancora più forte. Prova ne sia il clamoroso fallimento incassato dalla medicina allopatica davanti a farmacodipendenti cronici. Il suo screditamento finale si deve alla controinformazione via internet.

Baronie mediche e multinazionali farmaceutiche possono gridare e maledire fin che vogliono le “fake news”. Ormai “i buoi sono già fuoriusciti dalle stalle”; anche i più tardi di comprendonio ne hanno capito l’inganno.

 

La libertà anarchica, la licenza di cui è impregnato lo spirito occidentale ha prodotto quel mostro che si chiama globalizzazione: nella sua competizione estrema sempre più velocemente, massicciamente e spietatamente affondano i perdenti.

Il demone occidentale parte da lontano, alimentandosi con l’ambizione individualista. Va governato col pugno di ferro, applicabile con successo solo da una dittatura collettivista. Poi diventa secondario con quali credenziali essa si presenti: comunista, nazionalista, confessionale. Anche nel caso peggiore si rivelerà infinitamente preferibile male minore.

Tutt’altro discorso è il sacrosanto diritto ad un’onesta affermazione individuale. L’innato spirito competitivo va incanalato e sublimato entro i dettami stabiliti da quell’ente collettivista e collettivizzante che si chiama vero stato (da non confondere col “vero uomo”, col machismo aborrito dalle persone solidali). Si gareggi pure, ma per affermare il bene collettivo e non la rovina dei più!

Il passato è passato, ragion per cui non interferisce col presente. Eppure ai fascisti non costerebbe così tanto esercitare quel coraggio autocritico che fa guadagnare in rispettabilità.

In riferimento a Mussolini, lo hanno a cuore e ne avvalorano la memoria se riescono a compiere l’ultimo passo: dissociarlo da Hitler. Lo ha lasciato intendere lo stesso Mussolini nel corso della sua vita perfino privata oltre che politica.

Un revisionismo storico assai più impegnativo si spingerebbe a riconoscere il positivo ruolo sovietico. In tal modo i fascisti offrirebbero una dignitosa sponda a tanti comunisti delusi.

Opererebbero come il PCI nel secondo dopoguerra, quando integrò la base fascista rimasta in cuor suo sinceramente socialista. Poi disonestamente il pci scaricò l’ex intellettuale fascista Stanis Ruinas, che aveva traghettato smarriti perdenti verso il comunismo.

Il clima politico da me auspicato si rifa a precise radici storiche, a quel nazionalbolscevismo cui portano rispetto gli stessi fascisti. In fondo nel suo specifico linguaggio politico esprimeva gli stessi obiettivi.

“Meditate, gente, meditate!”.

APPENDICE:

LA CANAGLIA ANTIFASCISTA CHURCHILL

(Historica 1-2019, pag. 35 – 1° e 2° colonna)

Questa volta viene citata la fonte:

Barton Bernstein, “American Heritage”

Nel 1944 Churchill mandava una disposizione segreta al capo di stato maggiore britannico. Riporto l’essenziale in modo immediatamente comprensibile:

“Non bisogna lasciarsi legare le mani da principi sciocchi”.

“E’ assurdo considerare la morale…...quando moralisti e Chiesa non hanno protestato contro i gas asfissianti nella prima guerra mondiale”.

“Si tratta semplicemente di una moda, assimilabile all’evoluzione della lunghezza delle gonne delle donne”.

Nauseabondo paragone questo, proveniente da chi considera la vita altrui meno di zero.

Mussolini non era a tal punto cinico, mostrava qualche scrupolo di coscienza.

“Inonderemo la Germania di gas asfissiante”.

Ha mantenuto la promessa con bombe al fosforo dal terribile effetto proprio mentre la Germania stava per capitolare, dunque con una crudeltà gratuita e senza precedenti. A chiamare siffatto orrore liberazione chi si vuol prendere per i fondelli?

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